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Cenni storici

Urbino, antica città italica, con la conquista romana divenne municipio aggregato alla tribù stellatina. Le invasioni barbariche e le varie guerre intraprese dai bizantini ne rilevarono l’importanza strategica e difensiva dilatando il suo territorio civile e religioso dal Foglia al Candigliano, dal ponte romano sul Metauro di Calmazzo agli Appennini, inglobando totalmente o parzialmente i municipi distrutti di Tiferno Metaurense (Sant’Angelo in Vado), Pitino Mergente (presso Acqualagna), Pitino Pisaurense (Macerata Feltria). Se dubbia è l’assegnazione alla cattedra urbinate del vescovo Evandro, firmatario nel 313 ad un sinodo romano, antica è la sede episcopale e al vescovo di Urbino Leonzio papa Gregorio Magno affidava nel 592 la visita delle diocesi di Rimini stante l’infermità del vescovo Castorio.

La prima Cattedrale sorse nel suburbio, dedicata a S.Sergio M., patrono delle milizie bizantine, che in Urbino ebbero stanza per combattere Goti e Longobardi. Nel contempo si costituivano nella diocesi le pievanie, non vaste per l’accidentata morfologia del territorio, e lungo le valli dei tre fiumi diocesani sorgevano, fari di fede e di civiltà, i monasteri benedettini di Pietrapertusa (Furlo), di Lamoli, del Ponte (Urbania), di S.Silvestro (Fermignano), di Gaifa (Canavaccio), delle foreste (Schieti) e quello di S.Angelo alle porte della città (S.Francesco). I ss. X-XI-XII-XIII segnarono la ripresa della città sul feudo e la ricostituzione della vita comune del clero: Urbino non fece eccezione. Col vescovo Teodorico (1021-1049) la cattedrale venne trasferita in città, dedicata a S.Maria Assunta e ufficiata da un capitolo canonicale: l’una e l’altro trovarono nel vescovo Mainardo (1056-1088) il ricostruttore e il riorganizzatore, colui che arricchì il nuovo tempio delle reliquie del martire S.Crescentino, costituito patrono della città e della diocesi, l’amico di S.Pier Damiani, che lo chiama vescovo “di veneranda santità”, come “di santa memoria” chiama Teuzone (1050-1056) predecessore di Mainardo.

La presenza del Damiani in diocesi portò un afflato di rinnovamento monastico e a quella dei vecchi cenobi si aggiunse l’influenza di quello di Fonte Avellana.

Il sorgere del Comune tra i ss. XI-XII, con l’espansione rapida e notevole della città, non fu senza un certo travaglio tra vescovo e cittadini e vive furono le fazioni guelfa e ghibellina, capeggiata sempre quest’ultima dalla famiglia Montefeltro. La città dal secolo XII contò cinque parrocchie oltre la cattedrale e accolse i nuovi ordini mendicanti: Francescani (dal loro sorgere), Domenicani (c.1245), Agostiniani (c.1258), Celestini (fine secolo XIII) con i rami femminili delle Clarisse, Agostiniane (tre conventi), Santucciane (Benedettine).

Il secolo XIV segnò il nascere delle gloriose confraternite di S.Croce (1318), del Corpus Domini (c.1350), dell’Umiltà (1362), di S.Giovanni (1393), dello Spirito Santo (c.1395) e la nascita o l’incremento di vari ospedali nella città e nel territorio diocesano. Una ferita colpì la diocesi l’8 marzo 1402: i Brancaleoni, signori di Massa Trabaria, per proprio prestigio e autonomia dai Montefeltro ottennero il dismembramento della abbazia durantina di S.Cristoforo con le chiese ad essa aggregate, una sessantina, tra cui i due centri più popolosi e vivaci: Castel Durante (Urbania) e Sant’Angelo in Vado.

Intanto un nuovo Ordine Religioso, quello dei Girolamini, sorgeva in diocesi nel 1380 ad opera del B. Pietro Gambacorta da Pisa (1355-1435), che si estese in tutta Italia e fuori; fra noi ebbe quattro conventi: a Montebello, Talacchio, Urbino, Isola del Piano, e di qui uscirono sette Generali dell’Ordine e religiosi di santa vita. Trovarono favore e protezione presso il conte Guidantonio Montefeltro (1404-1443), che aiutò anche i Servi di Maria, stabilitisi all’Annunziata nel 1389 e introdusse nel 1425 i Minori a S.Donato (S.Bernardino). Il figlio Federico, grande nella strategia militare, abile nel reggimento politico, mecenate di artisti non fu debole credente. Se si potevano dire estinti gli antichi monasteri benedettini egli introdusse gli Olivetani a Gaifa e in città i Canonici Regolari del SS.Salvatore a S.Agata (1481), i Gesuati alla Trinità (1481), eresse il monastero delle Clarisse dell’antica regola a S.Chiara (1445) e si occupò del Capitolo Cattedrale aumentandone le rendite e il numero dei canonici, aggiungendo al Proposto anche l’Arcidiacono. Sotto di lui si strutturò il meraviglioso palazzo ducale, ma fu dato incremento alla nuova cattedrale, che su disegno di Francesco di Giorgio Martini tra il 1481 e il 1488 era complessivamente compiuta, anche se verrà consacrata nel 1534 e completata di cupola nel 1609: i migliori artisti locali, quali Timoteo Viti, Girolamo Genga, Federico Brandani, Francesco Paciotti, Federico Barocci vi lasciarono l’orma del loro ingegno e della loro fede. Quella cattedrale il 4 giugno 1563 ad opera del card.Giulio Della Rovere diverrà chiesa Metropolitana, avendo suffraganee le diocesi del Ducato, e il Capitolo metropolitano conterà in più due dignità: l’Arciprete e il Decano.

Se nel 1535 a riabilitare donne traviate sorgerà il convento di S.Maria della Bella e nel 1545 saranno presenti i Cappuccini, di capitale importanza fu l’apertura del Seminario il 21 novembre 1592: decretato già nel 1574 dal Visitatore mons. G.Ragazzoni, per ragioni economico-logistiche ebbe inizio solo a quella data presso la chiesa di S.Sergio fino al 1874, quando l’Arcivescovo Angeloni provvide un nuovo grandioso Seminario sull’area dell’antico convento di S.Domenico appositamente soppresso.

E’ questo il secolo in cui ad impulso del Concilio Tridentino fioriscono in tutte o quasi le parrocchie rurali le Confraternite del SS.Sacramento e del Rosario e maggiore si fa l’incremento della tipica devozione mariana della “Madonna del Giro”.

Il secolo XVII vedeva la scomparsa dei piccoli conventi di Monte Busseto, di Petriccio, di Isola del Piano, di Acqualagna e in città dei Gesuiti, dei Celestini e dei Servi di Maria, ma registrava l'efficienza della Congregazione di Vicari Foranei, sorta sul cadere del 1500, l’accurata Visita Pastorale di mons.Benedetto Ala (1610-1620), i quattro Sinodi degli arcivescovi Santorio (1627), Santacroce (1639), Vitelli (1645), Maffei (1648), la nascita ad opera di zelanti sacerdoti della Congregazione degli Infermi Poveri, con lo scopo di aiutarli a domicilio (1648), la fondazione della Casa dei Filippini al Crocifisso (1637), mentre i Carmelitani Scalzi subentravano ai Servi di Maria (1681), per la formazione dei giovani si apriva la casa dei Padri delle Scuole Pie (1686) e fra i laici sorgevano la Compagnia della Visitazione, fondata dal ven. G.Bartolini nel 1615 e quella delle Cinque Piaghe nel 1638.

L’ascesa al pontificato del card. Gianfrancesco Albani, urbinate, col nome di Clemente XI (1700-1721) fu salutare sia sotto il profilo religioso che sotto quello civile. Per i PP.Scolopi fece costruire il grandioso “Collegio dei Nobili”, s’interessò dei monasteri, degli ospedali, del brefotrofio, del restauro dell’arcivescovado, fu munifico verso il duomo che arricchì del superbo altar maggiore, di suppellettili preziose, dei dipinti del Maratta e del Cignani: il nipote card. Annibale Albani (1682-1751) ne continuò le benemerenze a favore di chiese e luoghi pii, senza dimenticare la fondazione della casa delle Maestre Pie Venerini per l’educazione delle giovani da lui fondata e dotata (1732).

Tutto il secolo XVIII è caratterizzato dal fiorire di numerose Congregazioni (una decina) in aggiunta alle precedenti più corporative e dal sorgere di due Santuari, quello del SS.Crocifisso di Battaglia (1717) e quello della Madonna della Misericordia di Pelingo (1782), richiami irresistibili di fede ben oltre i confini diocesani.

Notevoli danni, soprattutto alle chiese di campagna, arrecò il terremoto del 3 giugno 1781 che desolò la parte montana della provincia. Nel gennaio 1789 crollava la cupola del duomo, rovinando non poche opere d’arte: si diede subito mano alla ricostruzione, affidata all’architetto G.Valadier, e il tempio, in veste neoclassica, si riapriva l’8 settembre 1801. Ma altri mali incombevano: le teorie illuministiche esplose nella rivoluzione francese, con la discesa di Napoleone Bonaparte in Italia, produssero i loro effetti anche in diocesi. Si iniziò con scorrerie varie, accompagnate da perquisizioni di vettovaglie, di denaro, di argento e quadri di valore dalle chiese, per nulla tollerati dalla popolazione che insorse (1797) obbligando i francesi a tre spedizioni che solo nel 1798 portarono all’innalzamento dell’albero della Libertà. Fu soppresso il tribunale ecclesiastico, inventariati per ogni evenienza i beni mobili e immobili della diocesi, gravati i conventi all’estinzione del debito pubblico, imposto il giuramento secondo la Costituzione Civile ai docenti dell’Università e del Seminario. Breve fu la restaurazione portata nel 1800 da Francesco d’Austria: dal 2 aprile 1802 al 1814 Urbino diventerà provincia del Regno d’Italia. L’arcivescovo Berioli (1788-1821) fu l’unico presule marchigiano filonapoleonico: pochi nel clero furono dalla sua parte, molti i contrari cominciando dal Capitolo Metropolitano, senza tuttavia creare divisioni insanabili.

La caduta di Napoleone riportò al senno l’arcivescovo che pur tanto zelo e denaro aveva profuso per la sua diocesi. Il vento nuovo d’oltralpe maturerà il movimento risorgimentale, soprattutto fra il ceto colto, che sfocerà nell’accoglienza del Regno d’Italia (1860), con momenti anche di tensione fra novatori e conservatori. Se di costoro fu considerato l’arcivescovo Angeloni (1846-1881), processato per ben tre volte, è pur vero che fu il fondatore dell’orfanotrofio maschile, benefattore generoso di quello femminile, restauratore del duomo e creatore del nuovo Seminario, dando lavoro per tanti anni a parecchi operai; eresse la pia Casa delle Convertite, diede vita alla Conferenza di S.Vincenzo de Paoli, dettò sagge disposizioni per la musica in chiesa, tenne il Sinodo Provinciale nel 1859 e due Sinodi Diocesani nel 1867 e nel 1880. Nel 1888 per il “lascito Ciccolini”, sorgeva l’Istituto “S.Felicita” per l’istruzione delle fanciulle povere affidato alle Suore di Carità di S.Giovanna Antida, che fino al 1902 furono presenti anche all’ospedale civile.

In quel fine secolo sorgeva la Banca Cattolica e furono promosse le Cooperative Cattoliche e le Casse Rurali a sostegno delle classi meno abbienti. Nel 1900 esce il giornale cattolico “L’Ancora”, seguito poi da “Il Dovere”, espressione dell’Azione Cattolica (1913) e da “Il Lavoro” contro la violenza della propaganda socialista rivoluzionaria, che creò momenti di tensione. Nel 1925 entrano in ospedale le Suore della Misericordia e viene loro affidato anche il Ricovero di Mendicità, mentre le Maestre Pie Venerini, espulse nel 1861, entrano alla direzione del “Convitto L.Battiferri”, per le giovani (1922). Indefessa fu l’opera di mons. A.Tani (1932-1953) per l’Azione Cattolica e per le Vocazioni Ecclesiastiche e, durante il conflitto 1939-1944, per attutire disagi, salvare vite, risparmiare distruzioni: nel 1939 celebrò il Congresso Eucaristico Regionale e nel 1940 tenne il Sinodo Diocesano. Nel 1949 ebbe inizio la “Peregrinatio Mariae” per la diocesi, mentre in occasione della proclamazione del dogma dell’Assunta nel 1950, la Metropolitana diventava anche Basilica Minore.

Mons. A.Cazzaniga (1953-1977), fu presente al Concilio Vaticano II (1962-1965) procurando di attuarne in diocesi i decreti, specialmente in materia liturgica, promosse l’adorazione eucaristica, l’A.C., eresse varie chiese parrocchiali richieste dai nuovi insediamenti di popolazione agricola che lasciava il sistema mezzadrile. Con la morte di mons. Giovanni Capobianco (7 aprile 1965) divenne Amministratore delle Diocesi unite di Urbania e S.Angelo in Vado.

Il distacco da Urbino della vetusta abbazia di Castel Durante (1402), frutto peraltro di interessi politici fra le Signorie locali, impoverì la diocesi urbinate di due centri popolati e cospicui civilmente e religiosamente: Castel Durante e Sant’Angelo in Vado. Per 134 anni formarono una Abbazia “nullius dioecesis” in cui rientrava anche Sassocorvaro, affidata ad abbati commendatari, tra i quali va ricordato il card. Giovanni Bessarione (1445 - 1468), che della sua chiesa curò l’interesse spirituale ed artistico. A garantire l’indipendenza dai vescovi di Urbino, non rassegnati allo stralcio di quel territorio, i durantini pensarono di erigere l’abbazia in Vescovado: ciò avvenne il 18 febbraio 1636 ma non come diocesi unica, bensì come due diocesi “aeque principaliter” sotto un solo vescovo, per comprensibile orgoglio dei vadesi, non tolleranti di essere semplice parrocchia di Castel Durante. E perchè le due diocesi risultavano di poca estensione, venne estinta la “prelatura nullius”, di Mercatello (1180), antica Pieve d’Ico e unita, per opzione dei mercatellesi ad Urbania, il nuovo nome di Castel Durante, mutuato dal pontefice Urbano VIII, creatore delle diocesi, mentre a Sant’Angelo in Vado venne assegnata l’abbazia “nullius” di Lamoli.

Se il lungo governo del primo vescovo mons. O. Honorati (1636 - 1683) fu provvido per l’organizzazione delle due chiese, va ricordato tuttavia che quel lavoro avveniva su un terreno non già incolto e sterile. Mercatello oltre a zelanti arcipreti e sacerdoti sentì l’influsso francescano sin dall’inizio dall’ordine serafico sia nel ramo femminile che in quello maschile con i conventi di Santa Chiara (c. 1224) e di S.Francesco, scomparso questo con la soppressione napoleonica e l’altro nel 1887 per la legge del 1866. Sant’Angelo in Vado, risorto con questo nome intorno alla metà del sec. VI dopo la distruzione di “Tiferno Metaurense”, fu pieve e terra notevole e tra il secolo XIII e il secolo XVI contò i conventi dei Servi di Maria, dei Conventuali, dei Minori, dei Cappuccini, quattro conventi di monache, sei confraternite di sacco e altre sei senza distintivo, oltre tre ospedali e il Monte di Pietà.

Castel Durante, sorta con questo nome circa l’ultimo ventennio del sec. XIII intorno alla abbazia di S. Cristoforo del Ponte, dopo la distruzione di Castel delle Ripe, non fu da meno nel fervore di istituzioni cristiane.

A parte ospedali e celle nate sul primo crescere della terra, alla vigilia del vescovado oltre il “Convento dei preti”, valida associazione di sacerdoti, contava i conventi dei PP. Conventuali, dei Minori, dei Cappuccini e dei Chierici Regolari Minori (Caracciolini), un monastero di Benedettine e uno di Clarisse, sei confraternite di sacco e sei compagnie senza distintivo, quattro ospedali oltre il Monte di Pietà e tutti e tre i centri con belle chiese, arricchite d’opere d’arte anche di concittadini, quali Antonio Bencivenni, Federico Zuccari e Francesco Mancini, Giustino Episcopi, Giorgio Picchi e Domenico Peruzzini. Erette le due diocesi, suffraganee di Urbino, miglior impulso ebbe la vita cristiana, contando anche sull’erezione del Seminario per la formazione del clero in Urbania, Sant’Angelo in Vado, a Mercatello e a Sassocorvaro, dove pure dalla fine del sec. XIII erano i Conventuali e le Clarisse. Diciassette Sinodi diocesani si svolsero dal 1637 al 1790, valendo più tardi quelli provinciali dell’arcivescovo Angeloni e quindi quelli regionali e plenari. Con lo zelante e generoso vescovo Honorati vanno ricordati: mons. Pietro Barugi (1686 - 1708) che visitò sei volte le sue diocesi con particolare interesse alla custodia degli archivi; mons. Deodato Baiardi (1747 - 1776) sotto il quale vennero rinnovate le cattedrali e diverse chiese conventuali, furono introdotte in Urbania le Maestre Pie Venerini (1765) per l’educazione e istruzione della gioventù femminile e a Mercatello sorse, sulla casa natale di S.Veronica Giuliani, il monastero delle Cappuccine (1773) tutt’oggi fiorente; mons. Paolo Antonio Agostini Zamperoli (1779 - 1812) autore di lettere pastorali valide per contenuto e per forma, restauratore di tante chiese dopo il terremoto del 3 giugno 1781, morto in esilio a Como per non aver prestato il giuramento preteso da Napoleone Bonaparte; mons. Guerrantonio Boscarini Gatti (1849 - 1872) abile timoniere in tempi difficili di transizione politica, generoso del suo patrimonio verso le due cattedrali, fondatore in Urbania dell’orfanotrofio femminile.

Con i successori continua l’aggiornamento pastorale che va dalle indicazioni della “Rerum Novarum” al Concilio Vaticano II, comprendente iniziative culturali, sociali ed edilizie notevoli quali: Congressi Eucaristici, Peregrinatio Mariae, Azione Cattolica, Missionari Diocesani, Oratori giovanili ecc.; come già detto, dopo la morte del vescovo G. Capobianco (7-4-1965), d’alto spessore pastorale, cui si deve anche l’ultimo Sinodo interdiocesano del 1959, le due diocesi furono amministrate dall’arcivescovo di Urbino mons. A.Cazzaniga e quindi da mons. Ugo Donato Bianchi.

Con la nuova geografia delle Chiese italiane, nel 1986 tornarono a formare l'ARCIDIOCESI di Urbino-Urbania-S.Angelo in Vado.

Ristrutturata la Provincia ecclesiastica nel marzo 2000, la metropolia passa a Pesaro conservando la sede urbinate il titolo arcivescovile.

Una chiesa locale che conta tra i canonizzati: S. Veronica Giuliani da Mercatello (+1727), B. Mainardo vescovo (+1088), B. Giovanni Pelingotto di Urbino (+1304), B. Margherita della Metola (+1320), B. Sante Brancorsini da Montefabbri (+1394), B. Girolamo Ranuzzi di S. Angelo in Vado (seconda metà sec XV), B. Serafina Montefeltro Sforza di Urbino (+1478), B. Benedetto Passionei di Urbino (+ 1625), oltre numerosi altri chiamati “Beati” per voce popolare e di vicini a noi di cui è in corso la causa di beatificazione. Tra gli ecclesiastici emergono papa Clemente XI con undici cardinali e trentaquattro vescovi da Urbino, dodici vescovi da Urbania, sette vescovi da S. Angelo in Vado, oltre una serie lunga di degni sacerdoti, religiosi e missionari: una fecondità che ingenera coraggio e speranza.

Franco Negroni

Catalogo dei Vescovi ed Arcivescovi
Catalogo dei vescovi ed arcivescovi dall'anno 313 al 2000, anno del grande Giubileo del secondo millennio

Vescovi ¬
  Nome e Cognome
Patria
Elezione
Traslato / Rinuncia
Morte
1
Evandro  
313
2
Leonzio  
592
3
Esilarato  
680
4
Temaurino  
769
5
Mariano  
826
6
Costantino  
853
7
Pietro I
861
8
Giovanni
877
9
Alberto
887
10
Teodorico
1021
11
Teuzone
1050
12
Mainardo
1056
13
Pietro II
Urbino
1088
14
Guido I
1145
1146
15
Giso
1162
1192
16
Ugo Brandi
Urbino
1192
1203
17
Vivio
1204
1213
18
Ranieri
Rimini
1214
19
Oddone
1220
1242
20
Pietro III
1242
1258
21
Guido Brancaleoni
1259
1283
22
Egidio
Spoleto
1285
1309
23
Fra Giacomo
Urbino
1309
1317
24
Alessandro Guidi
Romena
1317
1340
25
Fra Marco Roncioni
Ripafratta
1342
1347
26
Fra Bartolomeo Carusi
Urbino
1347
1349
27
Francesco Brancaleoni
Piobbico
1350
1370
28
Fra Guglielmo
1373
Deposto 1378
29
Fra Francesco
1379
Rinuncia 1379
30
Oddone da Colonna
Urbino
1380
1408
31
Matteo Ghiri
Urbino
1409
Deposto 1413
32
Fra Giorgio
Gubbio
1413
Rinuncia 1413
33
Matteo Ghiri
Urbino
1417
1423
34
Fra Tommaso Tomassini
Venezia
1423
Traslato
1424
35
Fra Giacomo Balardi
Lodi
1424
1435
36
Antonio Altan
S. Vito Friuli
1436
1450
37
Latino Card. Orsini
Roma
1450
Traslato
1452
38
Andrea Percibelli
Veroli
1452
1463
39
Girolamo Staccoli
Urbino
1463
1468
40
Giovanni Card. Millini
Roma
1468
1478
41
Fra Lazzaro Racanelli
Gubbio
1478
1486
42
Filippo Controni
Lucca
1486
1491
43
Giampietro Arrivabene
Mantova
1491
1504
44
Gabriele Card. Gabrielli
Fano
1504
1511
45
Antonio Fra Trombetta
Padova
1511
Rinuncia 1514
46
Domenico Card. Grimani
Venezia
1514
Rinuncia 1523
47
Giacomo Nordi
Cividale del F
1523
1540
48
Dionisio Card. Laurerio
Benevento
1540
1542
49
Gregorio Card. Cortesi
Modena
1542
1548
50
Giulio Card. Della Rovere
Urbino
1548
Rinuncia 1551
51
Felice Tiranni
Cagli
1551

Arcivescovi ¬
Il 4 giugno 1563 la sede viene elevata a Metropolitana e gli ordinari diventano Arcivescovi

  Nome e Cognome
Patria
Elezione
Traslato / Rinuncia
Morte
52 Felice Tiranni
Cagli
1563
1578
53 Giulio Card. Della Rovere
Urbino
1578
1578
54 Antonio Giannotti
Padova
1578
1597
55 Giuseppe Ferryerio
Savona
1597
1610
56 Benedetto Ala
Cremona
1610
1620
57 Ottavio Accoramboni
Gubbio
1621
Rinuncia 1623
58 Paolo Santorio
Caserta
1623
1635
59 Antonio Card. Santacroce
Roma
1636
Rinuncia 1639
60 Francesco Vitelli
Citta di Castello
1639
1646
61 Ascanio Maffei
Roma
1646
1659
62 Giacomo Card. De Angelis
Pisa
1660
Rinuncia 1667
63 Fra Callisto Puccinelli
Lucca
1667
1675
64 Giambattista Candiotti
S. Angelo in V
1675
1684
65 Antonio Roberti
Recanati
1685
1701
66 Sebastiano Card. Tanara
Bologna
1703
Rinuncia 1709
67 Antonio Card. Sanvitali
Parma
1709
1714
68 Fra Tommaso Marelli
Torino
1716
Traslato 1739
69 Antonio Guglielmi
Jesi
1739
1766
70 Domenico Monti
Senigallia
1766
1787
71 Spiridione Berioli
Citta di Castello
1787
1819
72 Ignazio Ranaldi
Macerata M
1819
1827
73 Giangrisostomo Dondini
Cento
1827
1832
74 Giovanni Tanara
Bologna
1832
Rinuncia 1845
75 Alessandro Angeloni
Urbania
1846
1881
76 Fra Antonio Pettinari
Fano
1881
Traslato 1885
77 Carlo Borgognoni
Bologna
1885
Traslato
1889
78 Nicodario Vampa
Fano
1889
1903
79 Fra Giammaria Santarelli
Assisi
1904
1908
80 Ciro Pontecorvi
Sonnino
1909
1911
81 Giacomo Ghio
Spessa P. (Ge)
1912
Rinuncia 1931
1935
82 Antonio Tani
Savignano di Rigo (FC)
1932
Rinuncia 1952
1966
83 Anacleto Cazzaniga
Abbiategrasso (Mi)
1953
Rinuncia 1976
1996
84 Ugo Donato Bianchi
Molino di Bascio Pennabilli (PU)
1977
1999
85 Francesco Marinelli
Appignano del Tronto (AP)
2000

Capitoli dei Canonici
Capitolo della Cattedrale
Gregoratto don Eugenio
Magnanelli don Riccardo
Montanari mons. Francesco
Negroni mons. Franco
Pambianchi mons. Pelio
Sacchini mons. Mario
Sani mons. Augusto
Uguccioni mons. Gino

Capitolo della Concattedrale di Urbania
Bartolucci don Giuseppe
Campana mons. Cristoforo
Giorgini mons. Carmine
Leonardi mons. Corrado
Paolucci mons. Antonio

 

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